Carnuale Muorto

Il Carnuale Muorto è una rappresentazione teatrale che ha come tema centrale la morte di Carnevale, ovvero il trapasso di Carnuale, simbolo di una festa che termina con l’eccesso. La morte di Carnevale, causata da un’abbuffata di prodotti tipici locali iniziata il giovedì grasso, dà inizio a una commedia che si svolge sotto il segno della satira. La sua morte apre il sipario sul funerale, che diventa un palcoscenico di bizzarre interazioni tra i personaggi del paese immaginario di Pallamonte. Sebbene si tratti di una “morte” simbolica, il funerale di Carnevale è un’occasione per smascherare e ridicolizzare i vizi sociali, utilizzando il linguaggio della commedia dell’arte e della parodia.

I protagonisti del Carnuale Muorto sono principalmente membri dell’Associazione MA.BI. Mascarata Serinese, che negli anni ha ereditato l’organizzazione e la gestione del rito e che svolge un ruolo cruciale nella trasmissione e salvaguardia della tradizione del Carnuale Muorto, nonché della più ampia celebrazione della Mascarata Serinese.

Gli “attori” che partecipano alla messa in scena non sono professionisti teatrali, ma membri della comunità, spesso giovani, che ogni anno – a cadenza non fissa – danno voce e corpo ai personaggi della sceneggiatura. Questi protagonisti non solo interpretano i ruoli, ma si preparano con cura per il grande evento, prendendosi carico di tutte le fasi organizzative: dalla costruzione del carro funebre alla creazione degli abiti di scena, gelosamente ereditati dagli anziani del paese e custoditi dall’associazione stessa. Questi costumi, tramandati di generazione in generazione, rappresentano una parte fondamentale del patrimonio culturale e visivo del Carnuale Muorto, e sono indossati con l’intento di rendere i partecipanti irriconoscibili alla popolazione, enfatizzando così il carattere paradossale e ridicolo delle figure che interpretano. La suddivisione dei ruoli è un altro aspetto significativo della preparazione: ogni attore ha un ruolo ben definito che, pur nella sua apparente spontaneità, segue una traccia narrativa ben consolidata, sebbene aperta a interpretazioni personali. Questo aspetto di “messa in scena collettiva” rafforza la dimensione comunitaria della manifestazione, che si inserisce all’interno di un più ampio processo di condivisione e di mantenimento di una tradizione secolare.

I protagonisti di questa rappresentazione sono figure di potere e persone comuni, ma tutti caricati di una forte componente appunto satirica. Tra questi figurano:

Caraesima (Quaresima), la moglie di Carnevale, che scopre durante il funerale il tradimento del marito. La scoperta si traduce in uno scontro acceso e violento tra quest’ultima e l’amante, che fa emergere la gelosia e l’ipocrisia di una donna tradita, ma che ben presto rivela di non essere esente da colpe, avendo anch’ella tradito il marito in passato. La sua reazione, dunque, sebbene umanamente comprensibile, risulta paradossale e comica, poiché ridicolizza la credibilità della “fedeltà coniugale”.

La comare (amante di Carnevale), che si palesa durante le esequie provocando una scena di violenza verbale e fisica con Caraesima. Quest’ultima, infatti, non si limita a scoprire l’infedeltà del marito, ma assume un atteggiamento sferzante e vendicativo nei confronti della rivale, spingendo la commedia in una dimensione grottesca. Questo scontro tra le due donne riflette la vanità e la meschinità dei sentimenti umani, con un’ampia dose di umorismo e assurdità.

Il sindaco, un uomo corrotto e dall’indole volubile, che cerca di placare le aspre contese tra le due donne, non senza rivelare la propria ipocrisia. La sua incapacità di risolvere la situazione lo rende simbolo di una politica inefficace, che si ritrova a maneggiare questioni morali senza la minima convinzione o dignità. Egli è rappresentato come un personaggio che, pur detenendo un’autorità, è incapace di fare scelte etiche o di mediare tra i conflitti.

Il notaio, dottor Felice Mastronzo, un uomo di indiscutibile moralità, ma dal linguaggio fluido e mutabile, incaricato di leggere le ultime volontà di Carnevale. Con un linguaggio a tratti ipocrita, Mastronzo funge da arbitro della contesa, rivelando pubblicamente il testamento e le implicazioni morali di tale eredità. La sua figura è emblematicamente “nobile” ma al contempo fortemente fallibile, una caricatura della legalità.

Il parroco, uomo avaro e goloso, ma con un cuore che ancora si inclina alla benevolenza, rappresenta la figura del religioso corrotto e incline agli eccessi, un personaggio che durante le esequie di Carnevale rivela i suoi vizi più oscuri, tra cui le numerose e poco discrete relazioni con le parrocchiane. La sua figura rappresenta l’ipocrisia religiosa, che, pur nella veste sacra, non è immune da peccati mondani. La satira del parroco si rivela particolarmente pungente in un contesto di “funerale sacro”, dove le sue trasgressioni vengono portate alla luce proprio nel momento che teoricamente dovrebbe essere di maggiore devozione.

Il vescovo, l’ultimo personaggio, è una figura di potere che, timoroso che le sue stesse malefatte possano emergere, cerca di sfuggire alle accuse e di scaricare le sue colpe sul parroco. Il vescovo è descritto come un “pastore più di pecore che di anime”, la cui priorità non è il benessere spirituale delle persone, ma la propria sicurezza e immagine, anche a costo di abbandonare la verità.

La cerimonia funebre si conclude con il trionfo di balli e musica della tradizionale Mascarata Serinese, una festa che esplode in un’ultima grande liberazione, un’esplosione di gaudio e vitalità prima che il “silenzio” della Quaresima incomba. Questo momento finale segna la transizione dalla festa alla penitenza, ma lo fa in un clima di esuberante irriverenza, mantenendo in vita la tradizione del riso e della critica sociale.

La tradizione del Carnuale Muorto è radicata nella storia irpina, ma la sua origine esatta rimane difficile da datare. È plausibile collocarla tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, periodo in cui le manifestazioni carnevalesche, come la Mascarata Serinese, cominciarono a evolversi in forme più strutturate. Sebbene la messa in scena del Carnuale Muorto si basi su una struttura comica e grottesca ben definita, la tradizione della sua celebrazione è stata tramandata oralmente e attraverso la partecipazione attiva della comunità. Fino al 1993, il Carnuale Muorto veniva messo in scena principalmente da uomini del paese; dal 2007, dopo un lungo periodo di interruzione, è stato ripreso dai giovani dell’Associazione MA.BI., che lo hanno riproposto senza snaturare l’essenza storica della manifestazione.

Particolare attenzione a questo rito è stato prestato dai tanti antropologi che seguono l’associazione ormai da anni. Fra i tanti ci sono la Dott.ssa Alessandra Broccolini dell’Università La Sapienza di Roma e la Dott.ssa Katia Ballacchino dell’Università degli Studi di Salerno che hanno dedicato un capitolo alla Mascarata Serinese ed al Carnuale Muorto nella rivista “Archivio di etnografia – carnevali del XXI secolo”, ed il Prof. Giovanni Kezich che nel 2019 ha curato il progetto “Carnival” dell’Unione Europea in cui è stato inserito anche il nostro “Carnuale Morto”. Dal 2025, con decreto dirigenziale 382 del 13/08/2025, la tradizione del Carnuale Muorto è iscritto nell’Inventario del Patrimonio Immateriale della Campania (IPIC) alla sezione “Celebrazioni”