Storia della Mascarata

fonte: Antonio Salomone (collezione privata)

La Mascarata: cuore pulsante del Carnevale Serinese

La Mascarata rappresenta l’essenza stessa del Carnevale di Serino: una danza sfrenata e corale, in cui uomini e donne, celati dietro maschere variopinte, celebrano con passi ritmati e trascinanti l’allegria di un immaginario matrimonio. I protagonisti assoluti sono i cosiddetti belli e belle, ovvero gli ospiti delle nozze, che, vestiti con abiti sgargianti e festosi, danno vita a una girandola di danze instancabili, fino allo spasimo, nel segno di una gioia collettiva e contagiosa.

La Mascarata non è mai una semplice esibizione: è rito e processo, tradizione e memoria, che si rinnova e si declina ogni anno in molteplici forme e cortei. Oggi essa rivive indiverse frazioni del paese (San Biagio, Rivottoli e Canale) ciascuna delle quali interpreta e custodisce il patrimonio rituale carnevalesco con sfumature proprie, ma sempre all’interno di un comune sentire popolare.

Origini

Le radici della Mascarata affondano tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, in una località di Serino: Casalbuonomini, situata tra le frazioni di Casangino e San Sossio. Qui una famiglia di spicco diede origine alla tradizione, destinata a diffondersi e trasformarsi nel tempo.

Un curioso parallelismo si riscontra con i Lè Beuffòn di Courmayeur, figure carnevalesche valdostane che condividono sorprendenti somiglianze con il nostro Prim’Ommo: abiti sgargianti, dettagli ricamati e una gestualità rituale affine. Tale affinità ha suggerito l’ipotesi di un legame storico tra le due tradizioni, forse frutto di influenze migratorie. Durante il gemellaggio del marzo 2025 tra l’Associazione MA.BI. Mascarata Serinese e l’Associazione LèBeuffòn, si è avanzata la suggestiva teoria secondo la quale emigranti serinesi di ritorno dalla Francia o dalla Svizzera abbiano introdotto questi costumi nel tessuto folklorico locale, adattandoli al linguaggio del Carnevale serinese. Non esistono prove documentarie certe, ma l’eco di questa connessione resta viva e alimenta il fascino del mito.

Fino agli anni Settanta e Ottanta, la Mascarata era appannaggio esclusivamente maschile: tutti i ruoli, dagli sposi ai danzatori in fila, venivano interpretati da uomini. Non per spirito di esclusione, bensì per una precisa continuità con il teatro popolare da cui il rito trae ispirazione. Le zeze irpine e del basso napoletano, figlie dirette della Commedia dell’Arte, escludevano infatti la presenza femminile sul palco e privilegiavano l’improvvisazione rispetto al canovaccio fisso. Anche la Mascarata, fedele a questa matrice, si fondava sulla libertà creativa dei partecipanti: una recita spontanea, mai rigidamente definita, proprio come avviene ancora oggi nella rappresentazione del Carnevale morto

La Musica della Mascarata

A rendere inconfondibile la Mascarata è la sua colonna sonora: una tarantella serinese specifica, tramandata oralmente di generazione in generazione. Nota come ‘A Mascarata, essa deriva da una rielaborazione della tarantella napoletana classica, ma con accenti e modulazioni proprie, che ne fanno un unicum nel panorama musicale popolare campano.

ascolta la musica della Mascarata Serinese

Secondo la memoria storica di San Biagio, lo spartito ufficiale (reso oggi accessibile grazie alla trascrizione di Marco Martone) è stato per lungo tempo l’unico punto fermo, mentre il resto del patrimonio musicale si è trasmesso per tradizione orale, “ad orecchio”, dai nonni ai nipoti delle famiglie da sempre legate al Carnevale. La formazione strumentale tipica è ben riconoscibile: due tamburi, due rullanti, due sassofoni, due clarinetti e una tuba, con la possibilità di integrare ulteriori strumenti in base alla disponibilità di musicisti. A guidare il corteo musicale è il bell’ommo, capo della fila, che decide la sequenza dei brani in funzione del percorso della sfilata o del momento, trasformando così ogni esibizione in un evento unico e irripetibile. Non mancano echi colti: la tarantella serinese viene spesso definita “Rossiniana”, per i richiami alle atmosfere ottocentesche e al linguaggio musicale di Gioachino Rossini, in particolare al celeberrimo Barbiere di Siviglia. Un legame che trova un ulteriore riscontro nella maschera del barbiere, presente nel corteo, e che conferisce alla Mascarata un fascino ancora più singolare, sospeso tra cultura popolare e memoria teatrale.

Banda Città di Serino (AV)