Le Maschere Tradizionali

La Mascarata Biagiana prende vita attraverso volti, gesti e costumi che raccontano molto più di quanto mostrano. Non è soltanto uno spettacolo: è una memoria in movimento, un linguaggio antico che si rinnova ogni anno, lungo le strade della nostra frazione, tra la gente, sui balconi, dentro le case. Ogni maschera è un frammento d’identità, un segno vivo della nostra storia, portata con fierezza da chi la indossa.

Gli Sposi

fonte: Studio Fotografico Grazia e Mirella Renzulli – Serino (AV)

Fulcro narrativo e assi portanti della rappresentazione sono lo sposo e la sposa, personaggi attorno ai quali ruota l’intera impalcatura rituale della Mascarata. È infatti il loro “matrimonio”, ironico e grottesco, a giustificare lo svolgimento del ballo e della festa pubblica.

Nel rispetto della tradizione teatrale carnascialesca, entrambi sono interpretati da uomini:

  • lo sposo, di corporatura minuta e statura contenuta,
  • la sposa, di figura alta e imponente.

La marcata dissonanza fisica tra i due personaggi produce un effetto visivo volutamente caricaturale, che si iscrive nella grammatica satirica del carnevale popolare. La coppia, durante il ballo, distribuisce mimose e confetti al pubblico, instaurando un’interazione diretta e festosa con i presenti. Elemento caratteristico e peculiare di questa maschera è la presenza della cosiddetta scaletta: un attrezzo in legno, composto da segmenti incastrati, che viene lanciato in aria e si estende telescopicamente per diversi metri.
La sua funzione è permettere agli sposi di raggiungere i balconi più alti delle abitazioni, offrendo fiori e dolciumi anche a coloro che, per età o impedimenti fisici, non possono scendere in strada.
Tale gesto, oltre a confermare il carattere inclusivo della manifestazione, riveste una forte valenza simbolica di reciprocità: all’omaggio degli sposi corrisponde, tradizionalmente, un’offerta da parte degli spettatori.

‘O Prim’Ommo

All’interno della fila, la figura di ’o prim’ommo riveste un ruolo centrale nella dinamica coreutica della Mascarata. È lui a determinare il ritmo e a dirigere l’andamento del ballo, svolgendo una funzione di guida non solo esecutiva ma anche simbolica. Il suo abito, tra i più iconici dell’intera rappresentazione, si distingue per una ricercata cura dei dettagli:

  • un panciotto in velluto rosso, arricchito da campanellini metallici e collane dorate che emettono suoni durante il movimento,
  • un pantalone alla zuava in velluto rigato nero, simbolo di eleganza popolare,
  • calze bianche e scarpe nere in stile classico.

Sul capo porta un cappello alto, sormontato da fiori di stoffa e nastri multicolori, con chiari riferimenti al risveglio primaverile. A ciò si aggiungeun pennacchio rosso e blu, ispirato alla tradizione militare dei Carabinieri: non esclusivo del prim’ommo, ma condiviso con altri membri della fila, il pennacchio indica autorevolezza e comando nel contesto coreografico. La sua presenza scenica, composta ma carismatica, conferisce all’intero impianto del ballo un senso di ordine e armonia.

La Pacchiana e l’Impacchiatrice

Accanto a ’o prim’ommo si collocano due figure femminili complementari: la pacchiana e l’impacchiatrice, entrambe interpreti di ruoli precisi all’interno del dispositivo rituale.

  • La pacchiana danza all’interno della fila, mantenendo compostezza ed eleganza formale.
  • L’impacchiatrice, invece, si muove in modo più libero, al margine della formazione: il suo compito è incitare i ballerini, stimolare l’entusiasmo del pubblico e rompere il ritmo per poi ricomporlo.

Elemento distintivo dell’impacchiatrice è ’a scuppetta, un fucile scenografico che emette soffi di polvere profumata, indirizzati verso il pubblico. Questo gesto, dal sapore provocatorio e teatrale, contiene elementi di ambiguità e gioco carnascialesco, suggerendo – attraverso i costumi appariscenti – un’allusione ironica alla sessualità maschile celata dietro la maschera femminile.

Il loro abito è pressoché identico e segue uno schema consolidato:

  • gonna merlettata, sovrapposta a un grembiulino decorato con nastri e fiocchi,
  • camicia ampia, con spalline o mantellina, sempre ornata da elementi tessili colorati,
  • sul capo, a scelta, un cappellino fiorito oppure il tradizionale maccaturo, fazzoletto da donna contadina, che rimanda al mondo rurale e alla fatica del quotidiano.

Va ricordato che, per lungo tempo, la partecipazione femminile al carnevale non era prevista:
di conseguenza, questi ruoli erano ricoperti da uomini, i quali celavano i lineamenti del volto con maschere merlettate, mantenendo così l’illusione scenica necessaria.

Pulcinella

Chiude la fila della Mascarata una figura profondamente radicata nell’immaginario teatrale dell’Italia meridionale: Pulcinella. Non soltanto maschera napoletana per eccellenza, ma personaggio diffuso e reinterpretato anche nei carnevali dell’entroterra campano, in particolare nella provincia avellinese.

All’interno della nostra tradizione, Pulcinella occupa un ruolo duplice:da un lato chiude simbolicamente la sfilata; dall’altro contribuisce alla direzione del ballo, affiancando ’o prim’ommo nel mantenimento dell’equilibrio coreografico.

La sua maschera è immediatamente riconoscibile, ma differisce da quella classica napoletana per alcuni elementi formali. In particolare, il Pulcinella Biagiano indossa un cappello conico di grande altezza, dal quale ricadono nastri colorati che si muovono in sincronia con i suoi gesti. Il risultato è una figura scenica dinamica, caricaturale e al tempo stesso autorevole.

Pulcinella è, per sua natura, ambivalente: al confine tra la satira e il mistero, tra il riso e la riflessione.
In lui convivono la dissacrazione e la saggezza popolare, rendendolo il naturale epilogo del dispositivo carnevalesco, colui che chiude senza concludere, lasciando sempre uno spiraglio aperto al ritorno, al prossimo giro, alla prossima danza.

‘A Vecchiarella

Un’altra figura classica della Mascarata è la vecchiarella. Questa è davvero una maschera originale unica nel suo genere. Essa rappresenta una povera signora anziana malridotta fisicamente che porta a cavalluccio un uomo grande e robusto intento a suonare le nacchere al ritmo della Mascarata. Durante le nostre sfilate ai carnevali di Viareggio, Cento, Venezia ecc… questa è stata la figura più fotografata e ammirata. Lo stupendo effetto ottico, e la splendida manifattura rendono impossibile percepire che al di sotto della maschera vi è una sola persona. Ultima curiosità, il vestito della vecchiarella può arrivare a pesare anche oltre quindici chili.

I Barbieri

Altre figure secondarie sono i barbieri. Si tratta di un gruppo di scatenati ragazzi che, vestiti con il classico camice bianco, impersonano una vera e propria equipe di scalmanati barbieri. Ognuno di loro ha un ruolo. C’è chi ha il rasoio, chi porta la sedia, chi porta la forbice, chi il pettine, chi il pennello e la tovaglia e chi si occupa dell’affilatura del rasoio.